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Nuovi percorsi per l’Affidamento Familiare
 
Siamo riconoscenti alla Provincia di Roma di averci concesso l’onore di partecipare a questo convegno sull’affidamento familiare e portare, in una sede tanto prestigiosa, la nostra esperienza, quella di un centro polifunzionale per la promozione e la tutela dei diritti dell’Infanzia, dell’Adolescenza e della Famiglia che si caratterizza come micro-rete integrata di servizi psico-socio-educativi finalizzati a sviluppare azioni di prevenzione e di contrasto del disagio in età evolutiva e delle crisi di natura familiare, nell’ottica di offrire alla comunità locale risposte plurali ad esigenze costantemente mutevoli e diversificate.
Il centro comprende una comunità socio educativa residenziale, un Centro Diurno, un Centro per la Famiglia e, in collaborazione con la Coop P. Poggi, un Asilo Nido ed una Scuola Materna montessoriani.
La comunità residenziale, nata dal 2000, accoglie minori, ambo sessi, di età compresa tra i 7 e i 18 anni, su richiesta dei servizi socio-sanitari del territorio della Provincia e del Comune di Roma. La struttura ha una ricettività pari a 6 minori accolti con progetti a media-lunga scadenza e prevede, in caso di emergenza, la possibilità di effettuare 1 pronta accoglienza.
I principali motivi di inserimento in comunità consistono in provvedimenti di tutela di natura giudiziale, scaturiti dall’accertamento di situazioni di pregiudizio per il minore, derivanti da incapacità genitoriale, trascuratezza, maltrattamento, abuso. Il target di riferimento è costituito, prioritariamente, da preadolescenti e adolescenti che, in relazione all’età, alla drammaticità del vissuto e alla problematicità del comportamento, presentano, generalmente, percorsi di vita caratterizzati da ripetute esperienze di istituzionalizzazione e di affidamento eterofamiliare falliti.
 
Una delle più rilevanti criticità della tipologia di intervento residenziale consiste, nella crescente difficoltà a formulare una valutazione prognostica dei casi, vincolante nel definire la temporizzazione del progetto educativo e la precisazione delle strategie dimissive del minore accolto.
 
Gli ostacoli, in tal senso, sono collegati a diversi fattori:
 
Ø    il persistere della problematicità familiare, derivante dalle scarse capacità trasformative del nucleo o dalla necessità di tempi di riparazione lunghi, incompatibili con le esigenze evolutive del minore;
Ø    la problematicità del minore, il fattore età e il rifiuto ad accettare nuove forme di affidamento in seguito ad esperienze pregresse di fallimento
Ø    la scarsità di soluzioni alternative e realisticamente perseguibili
Ø    gli abusi istituzionali e processi di vittimizzazione secondaria
 
L’impossibilità di formulare un progetto alternativo all’intervento comunitario conduce, inevitabilmente, ad uno stato di stagnazione che tende ad inibire la capacità degli operatori di agire in modo proattivo rispetto al minore e coincide, generalmente, con la fase in cui, l’ulteriore permanenza del minore in comunità, rischia di configurarsi come condizione di blocco e regressione.
 
Dall’esperienza di collaborazione e complementarietà maturata tra i servizi della micro-rete, ha preso corpo l’idea di elaborare una risposta congiunta al problema, sempre più frequente, relativo alla cronicizzazione dell’esperienza comunitaria, da cui è scaturito il progetto sperimentale “Famiglie Aperte”, nato dalla collaborazione tra il Gruppo Appartamento, il Centro per la Famiglia ed il Centro Diurno, con la finalità di promuovere forme di volontariato familiare, supportive ed integrative, rispetto all’intervento comunitario, in grado di restituire vitalità ai progetti in fase di stagnazione, mediante la disponibilità ad intraprendere percorsi innovativi di accoglienza, strutturati sulle esigenze attuali del minore accolto e sull’evolvere del suo bisogno.
Concretamente, il progetto è focalizzato sulla formazione di Gruppi Famiglia disponibili a collaborare con i servizi della micro-rete e con quelli della più ampia rete territoriale alla realizzazione di un sistema integrato di interventi individualizzati di presa in carico, finalizzato alla co-costruzione di progetti educativi globali, funzionali all’attualità ma anche al divenire del minore allontanato, attraverso l’offerta di spazi e tempi di accoglienza differenziati.
 
Parallelamente all’attivazione di questo progetto tutt’ora in corso, l’Assessorato alle Politiche Sociali e per la Famiglia della Provincia di Roma ha voluto coinvolgere il nostro centro, insieme ad altre realtà del Terzo Settore, nella costruzione di un progettualità condivisa ed integrata tra pubblico e privato per la  diffusione dell’affidamento, offrendoci l’opportunità di implementare ulteriormente l’impegno rivolto alla promozione dell’accoglienza e del volontariato familiare.
 
La nostra partecipazione al tavolo promosso dall’Assessorato ha rinnovato in noi la consapevolezza relativa alla necessità di operare all’interno di un contesto in cui pubblico e privato si riconoscano reciprocamente quali portatori di competenze e funzioni diverse, trovando sinergie e linguaggi comuni, rispetto ad obiettivi chiari e definiti, basati su principi e valori condivisi.
Di qui, la nostra piena condivisione e adesione alle linee guida della Provincia di Roma sull’affidamento familiare, relativamente alla costituzione di Poli affido interdistrettuali, come punto di riferimento stabile per tutto ciò che attiene alla tematica dell’affido, e alla valorizzazione del privato sociale come organismo deputato alla promozione di una cultura della solidarietà, dell’accoglienza e della sensibilizzazione all’affido, nonché alla gestione di spazi di supporto alle famiglie, attraverso la costruzione di reti di auto-mutuo aiuto.
Per questo, il nostro centro mette a disposizione della Provincia di Roma e del Polo Affido, la propria struttura, i propri servizi nonché la propria vocazione all’accoglienza ed il proprio knowhow per la realizzazione di interventi finalizzati alla promozione dell’affidamento familiare nelle sue diverse forme e  tipologie. In particolare, si rende disponibile a contribuire alle iniziative di promozione, sensibilizzazione e orientamento dell’affidamento familiare, unitamente a percorsi di sostegno e gruppi di maturazione per le famiglie affidatarie o aperte all’esperienza di affido. Considerata la natura temporanea dell’affidamento familiare e la necessità di promuovere, ove possibile, azioni finalizzate al recupero delle risorse genitoriali, il centro offre la sua disponibilità a costruire, insieme ai servizi territoriali, progetti di intervento sulle famiglie d’origine finalizzati a raggiungere i seguenti obiettivi:
Ø      elaborazione della separazione temporanea dal minore affidato,
Ø      accettazione del dispositivo di affidamento eterofamiliare,
Ø      coinvolgimento nel e collaborazione al progetto educativo del minore affidato.
 
Ciò significa creare continuità tra modi diversi di vivere e sentire l’esperienza dell’affidamento familiare ( quello del minore affidato, quello della famiglia affidataria e quello della famiglia d’origine), evitando il prodursi di ulteriori lacerazioni nel continuum esperienziale del minore.
 
 
Dott.ssa Raffaella Rosnati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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