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> l'Intercultura nelle realtà extrascolastiche
 Dal Convegno: SCUOLA LUOGO DELLA MEDIAZIONE INTERCULTURALE - organizzato dalla Scuola Elemntare "La Città dei Bambini" di Mentana in collaborazione con il MIUR e l'Università Di Siena.

Intervento della Dott.sa Ludovica Fiorenza – Responsabile del Centro Diurno Ludico Educativo “ Melaverde"

La cooperativa C.E.A.S., è nata nel 1999 in seno all’Associazione Fraternitas, ed opera sul territorio distrettuale per la tutela e la promozione dei diritti dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia, attraverso la gestione di un centro polivalente che comprende:
·                   UN CENTRO DIURNO LUDICO EDUCATIVO PER MINORI
·                   UN GRUPPO APPARTAMENTO (comunità residenziale per minori)
·                   UN CENTRO PER LA FAMIGLIA
 
Nello specifico, il Centro  Diurno Melaverde, nel quale opera continuativamente uno staff composto da educatori professionali, operatori sociali e psicologi, consente la realizzazione di un progetto di integrazione sociale, pensato per tutte quelle situazioni in cui i minori si trovino a vivere temporanei stati di disagio socio-economico, culturale ed affettivo-relazionale.
Il servizio opera sul duplice versante della prevenzione e del contrasto del disagio sociale attraverso la realizzazione di interventi educativi e ricreativi per il tempo libero.
Il Centro propone e realizza una serie di attività e manifestazioni che coinvolgono le famiglie e la comunità locale contribuendo a sostenere forme di autopromozione della collettività.
Il Centro Melaverde accoglie un target di minori a partire dai 6 anni di età, la morfologia degli utenti è piuttosto anomala: nel Centro convivono bambini di diverse fasce di età, di diversi status economico-culturali, di diversa razza e religione e, pur non essendo un centro specializzato per disabili, è comunque frequentato da bambini e ragazzi portatori di handicap.
Nell’anno 2004/2005 i bambini provenienti da altri paesi sono stati 18, 8 provenienti da paesi sudamericani (Perù e Colombia), 4 di origine africana e 6 provenienti dai paesi dell’Est europeo (Albania, Romania e Polonia).
Il Centro Melaverde si occupa di promuovere e sostenere interventi educativi, psico-sociali e culturali sui minori immigrati, collaborando con le famiglie e con i servizi territoriali presenti (scuola, Asl, servizi sociali comunali)  per avvicinare le famiglie immigrate alla comunità locale.
I bambini ed i ragazzi stranieri arrivano al Centro su segnalazione dei Servizi Sociali territoriali o su richieste d’aiuto delle famiglie stesse. Il momento dell’accoglienza è la fase decisiva per l’integrazione, in questi primi momenti si gioca la relazione educativa che, dapprima rappresenta esclusivamente una relazione d’aiuto, è caratterizzata, cioè dai bisogni materiali del nuovo arrivato (farsi capire, imparare a comunicare, soddisfare necessità primarie), in secondo momento diviene poi la relazione vera e propria dove si condivide un progetto educativo e si stabiliscono legami affettivi. Al Centro i ragazzi stranieri non si sottraggono alla curiosità, molto spesso la ricchezza legata alla propria diversità è motivo di integrazione e di grande attrazione per gli altri. Proprio per questo motivo i  bambini si sentono accolti, perché percepiscono un clima positivo, non giudicante, un ambiente in cui non c’è bisogno di parlare bene per sentirsi  accettati, un luogo in cui le relazioni che si stabiliscono sono significative ed importanti, ma soprattutto in queste relazioni si stabilisce la prima, vera mediazione culturale. Al Centro, spesso, sono i ragazzi stranieri più “anziani” che rivestono il ruolo di mediatori culturali, spetta anche a loro il compito dell’accoglienza, per trasmettere un vissuto, provato sulla propria pelle, che non sempre un operatore sociale, solitamente italiano, comprende.
Le fasi maggiormente critiche per i minori stranieri accolti al Centro Melaverde sono:
·        Il loro ingresso a scuola. I bambini, a scuola, entrano nel mondo italiano (lingua parlata, scrittura, relazioni), spesso hanno un vissuto di scarsa o assente scolarizzazione, la fase dell’accoglienza ha grande importanza: se il bambino si sente accolto e compreso, anche le difficoltà assumono una connotazione positiva. Risolvere i problemi con l’aiuto degli altri vuol dire essere accolti e accettati.
·        Il periodo pre-adolescenziale e adolescenziale.  Le tensioni tipicamente preadolescenziali, il forte desiderio di autonomia, di affermazione, di ricerca e di appartenenza al gruppo dei pari e le difficoltà correlate al cambiamento possono determinare forme importanti di disagio che spesso conducono all'insuccesso scolastico, all'emarginazione da parte del gruppo, alla mancanza di integrazione e al disadattamento sociale.
·        L’isolamento familiare. Le famiglie immigrate, infatti, poco partecipano alla vita del territorio: non conoscono bene le norme che regolano i servizi territoriali e spesso incontrano grandi ostacoli nel comprendere regole e modalità della società italiana. Questi problemi dipendono in gran parte da difficoltà linguistiche, ma altrettanto spesso sono dovuti a tradizioni e culture tanto diverse da rendere difficile la condivisione di modelli educativi e di genitorialità. Inoltre le famiglie straniere non riescono a instaurare rapporti stabili con le famiglie italiane che vadano oltre il rapporto di lavoro o le pratiche collegate ai servizi territoriali.
Si creano pertanto sul territorio piccole nicchie di popolazione, dove i cittadini stranieri si confrontano quasi esclusivamente con i loro conterranei e solo con loro riescono a mantenere rapporti continuativi e costruttivi. La famiglia straniera spesso non ha gli strumenti per affrontare la società in tutte le sue componenti.
Il territorio spesso non conosce questa fascia di popolazione e la identifica con l’etichetta di “extracomunitari”, ma questa definizione è eterogenea e rappresenta lingue e culture estremamente diverse tra loro.
E’ ormai presente nella realtà di ogni giorno quel mondo che da un lato abbiamo sempre desiderato conoscere nel suo aspetto più curioso e affascinante, attraverso viaggi e letture, e che dall’altro conosciamo solo attraverso le immagini di povertà, guerre, miseria che ci giungono per via mediatica.
Nel nostro territorio, tuttavia, non siamo ancora pronti a considerare la presenza di persone venute da lontano nella nostra realtà quotidiana come ricchezza, a conoscerle e ad apprezzarle nelle diversità.
La modalità d’intervento che vede la famiglia protagonista del processo d’integrazione si è rivelata vincente in quei paesi europei che l’hanno attuata avendo una storia d’immigrazione già consolidata (Spagna, Gran Bretagna, Germania).
Proprio per questo il Centro Melaverde promuove attività a sostegno delle famiglie straniere per creare ricchezza, integrazione e scambio, favorendo l’inserimento sociale degli stranieri attraverso un processo di graduale conquista di autonomia.
Purtroppo gli ostacoli sono ancora molti e, spesso sono dovuti alla scarsa collaborazione tra le varie agenzie educative territoriali, che, paradossalmente, pur parlando la stessa lingua, mostrano dei grandi problemi di comunicazione. Nello stesso tempo, il permanere della diffidenza e del pregiudizio, soprattutto in ambiti istituzionali, non aiuta gli stranieri ad integrarsi, anzi,  ne cronicizza l’isolamento e contribuisce alla chiusura di ogni forma di crescita sociale e culturale.
Dott.sa Ludovica Fiorenza

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